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Martina Emili


Dopo quei sorprendenti quattro giorni di comunità, il “quinto giorno” mi ha colpito come un secchio d’acqua fredda: il passare da quell’ambiente caloroso, accogliente, dove mi ero sentita un qualcosa di prezioso e mai ero stata sola al mondo reale  mi ha interdetto molto. Tanta era l’energia immagazzinata, tanta la voglia di fare ma pochi gli stimoli e le risposte che ricevevo dagli altri.

Il mio quinto giorno è stato un rivivere i ricordi da qui non riuscivo a staccarmi, a cui tentavo di rimanere aggrappata per scappare dalla vita reale, dagli sguardi assenti e a volte scocciati delle persone a cui raccontavo come mi ero sentita. Nonostante l’iniziale delusione sono ripartita, più decisa che mai, cercavo di trasmettere attraverso le mie azioni quello che molti non volevano intendere con le parole, cercavo di farli incuriosire. Mi ero sentita diversa, completamente rinata, libera di essere me stessa con i miei difetti e i miei pregi, avevo capito tante cose e tanti erano anche i dubbi e le domande che si erano insinuate in me. Oramai mi era impossibile rimanere nascosta, avevo bisogno di esplodere e di mostrarmi per quello che ero veramente.
Anche se tutti vedono il CVC come un corso prettamente religioso, per me non è stato solo un arricchimento spirituale, anzi. È stato un momento di pausa, di riflessione, è stato un ritrovare me stessa dato che forse in quel periodo mi ero completamente persa, è stato gioia e tristezza, pianti ma soprattutto tante risate. Per la prima volta non ho provato vergogna nel mostrare le mie debolezze e questo non ha fatto altro che fortificarmi di più. La strada è ancora lunga e per lo più in salita ma mai mi sono sentita così pronta nell’affrontare qualsiasi cosa.

 

Martina Emili

CVC 2017

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